i fantasmi
cari amici e nemici della fiera rivista libera e resistente nidi di ragno, stanotte mi appropinquo a scrivere di musica, non lo faccio mai ed in effetti sarebbe anche logico che contiuassi a non farlo, dato che io di musica, scientificamente parlando, non ne capisco una batocchio! eppure stavolta voglio cimentarmi in quell'arte così assurda e puramente inuitile che è , in quanto puramente ed in quanto inutile, l'arte della recensione di un diso.
era trascorso un bel pò di tempo dall'ultimo acquisto di un ciddì in un negozio autorizzato, forse l'ultimo è stato quello dei tool, che tra l'altro ho ascoltato anche poco, non perchè non mi piaccia, non risulterebbe neanche difficile ascoltarlo tanto, solo che non l'ho ascoltato proprio tanto, tutto qui. e qua se ne sono andate un paio di righe, procediamo. ieri invece vengo invogliato da una grafica particolarmente arguta e frizzante a comprare un disco di un gruppo italiano praticamente ancora sconosciuto: i fantasmi. delle volte, persone molto poco acculturate, disperdono in giro la voce asserendo che un libro non si giudica dalla propria copertina, io non la penso così nonostante non sia così tanto acculturato, la "copertina" è sinonimo di "veste", ma non semplice "ornamento", di "volto", anche senza trucco, di "ingresso", anche quando non c'è un limite definito. la "copertina" è il modo in cui la persona fisica "disco" ti stringe la mano, ti parla di se, t'accenna un passo di ballo tradizionale ungherese imparato in quel semestre quando la sua ragazza lo mollò, non è l'apparenza! non è l'equivalente di una topa televisiva che quando apre bocca non sa che dire, assoltamente! la "copertina" si prende in mano, la si guarda, in un ciddì talvolta la si sfoglia, oppure si esfoglia! talvolta se ne guarda il retro, altre volte la si ammira per un pò, come in contemplazione stendaliana, assorbiti dall'assoluta musicalità anche nel completo silenzio, sempre più acuto, dei negozi che vendono musica riprodotta su supporti di vario genere, rotto soltanto dal fastidioso bisbigliare di due marmocchi brufolosi sullo sfondo che chiedono al commesso s'è uscito l'ultimo pro evolution soccer! insomma prendo questo disco che tanto m'ha rapito attraverso la sua "copertina" e chiedo al commesso se è possibile ascoltarne almeno una traccia, lui mi sorride e dice:"ah questo!? me so' arrivate tre copie de 'sto disco! null'avevo mai sentiti, ppe curiosità l'ho messi...ao adavede che roba! anzi lo metto qua allo stereo che s'oo sentimo n'antra vorta!..che dici enzoo? (rivolgendosi al collega) oo metto quello dei cosi là...dei dei...come se chiameno? (rivolgendosi a me) aah! li fantasmi!". enzo: "ma chi so' quelli che fanno quaa robba beat anni sessanta?" il primo commesso:"maaccheccazzostaiaddì? so' quelli de quaa canzone coi violini coll'arpeggio in diapason de sette tredicesimo cor cambio de tempo in elettronica e le mutazioni sub-invernali da tema orchestrante filmografico!"
insomma, colto dall'ultima annotazione scientifica del primo commesso, vengo ancora più invogliato all'acquisto! io non saprei neanche a cosa abbia effettivamente detto sto tipo, se non fosse che ascolto le prime note disperdersi lente sui ripiani del polveroso negozio e ne vengo letteralemente rapito! innanzi tutto la cosa che colpisce è la novitarietà! nuovo termine! non la novità! scontato talvolta aspettarsi una novità! qua parlo di qualcosa che non può iniziare un genere o una nuova catalogazione categorica della musica suonata, qua parlo di un'epoca intera racchiusa nelle tracce digitali di un freddo ciddì! qualcosa che sembrerebbe autoconclusivo, perchè impossibile che abbia un seguito. una musica diaframmatica, inutile decifrare improbabili somiglianze o deduzioni musicali degli autori, è il complesso che assorbe completamente l'attenzione. ci sono parti della canzone che durano più della stessa canzone, non so come dire, attimi solubili in note che si fermano, mentre le altre s'apprestano a dissolversi nel passaggio da una traccia all'altra, per poi ripartire un attimo dopo nella stessa posizioni ma in una canzone variegata e completamente diversa.la voce s'insinua tra gli strumenti e sembra danzare insieme agli arpeggi di fondo e di sottofondo. stupisce anche l'insinuazione elettronica del terzo pezzo!
le tematiche sembrano rivolgersi ad un unico soggetto, immagino sia un concept, ma se è un concept è "l'ulisse" di joyce racchiuso in meno di un'ora, complesso come un gunter grass strafatto di acidi e come una yorcenar in astinenza da cocaina! insomma cercatelo!!! ne vale la pena! sembra la storia di un uomo! un certo m-qualcosa...non saprei! dev'essere ascoltato più volte e forse non s'ha neanche il privilegio di cogliere in fondo il senso della storia anche se lo s'ascolta un migliaio di volte, verrebbe da dire: "non ha senso!", eppure la complessità degli elementi tematici non lascia presupporre la qualunquiestica conclusione.
i fantasmi.
salute.





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